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domenica 6 novembre 2016

ELEZIONI AMERICANE ED ALTRE AMENITA' ITALIANE - DEMOCRAZIA O OLIGARCHIA?


Dopo aver collaudato la Democrazia aerotrasportata in Iraq e Afghanistan, l'Impero ha compreso che doveva creare delle rivoluzioni interne. Si tratta di un'altra tattica che consiste nel minare il Mondo arabo dal suo interno. Secondo uno studio del 2005 della Rand Corporation apprendiamo che l'America prova a spezzettare la Comunità musulmana in fazioni diverse.
Una rivoluzione è destinata al fallimento se non è condivisa dal popolo che reagirà come un sol uomo di fronte alle avversità. Le Primavere arabe preparate nei laboratori occidentali non avevano alcuna speranza di riuscire poiché disgiunte dalle società prese di mira. Non sono sceneggiature sul modello di piazza Tahrir o simili che faranno sì che la cosa attecchisca! Noi abbiamo portato avanti la nostra rivoluzione da soli, ed è stato tutto un popolo, i partigiani ma anche ogni cittadino che ha dato il suo contributo alla riuscita di questa rivoluzione, e in particolare anche molti europei nati in Algeria che a buon titolo la considerano la loro Patria, che hanno capito il senso della lotta, si sono impegnati e molti di loro sono caduti; segnatamente anche gli intellettuali francesi, che all’epoca salvarono l'onore della Nazione, convinti com'erano che la decolonizzazione fosse inscindibile dai diritti dell'uomo.

Prof. Chems Eddine Chitour




...non è sufficiente distinguere l'eredità sociale del patrimonio ereditario, il sottrarre gli stili di vita a ogni predestinazione genetica, il combattere la biologizzazione delle differenze – ancora l'opporsi alla loro gerarchizzazione. Le molteplici forme che l'umanità assume nel tempo e nello spazio non possono essere inquadrate per ordine di perfezione crescente: esse non sono i gradini di una marcia trionfale, “gli stadi o le tappe di un unico modello di sviluppo che, partendo dal medesimo punto, debba farle convergere verso lo stesso risultato”. La tentazione di collocare le comunità umane su una scala di valori della quale ci si ritenga al vertice è scientificamente tanto falso scientificamente e tanto moralmente pernicioso quanto la divisione del genere umano in entità anatomico-fisiologiche rigide.
I pensatori dell'età dei Lumi hanno, secondo Lévi-Strauss, ceduto a questa tentazione. Nell'ebbrezza dell'insieme di sviluppo delle conoscenze, del progresso tecnologico e del raffinarsi dei costumi che conobbe l'Europa del XVIII° secolo, essi per spiegare tutto ciò crearono il concetto di civiltà. Si trattò di fare della propria attuale condizione un modello, delle loro abitudini personali delle attitudini universali, dei loro valori dei criteri di valutazione assoluti, e dell'Europeo maestro e padrone della natura, il frutto più significativo della creazione...
Alle nazioni evolute spettava una missione da assolvere: affrettare il cammino dei non-Europei verso l'istruzione ed il benessere... É così che, forti di questa consapevolezza, gli Europei alla fine del XIX° secolo hanno compiuto la loro opera di colonizzazione

Alain Finkielkraut “La défaite de la pensée”


E così stiamo per arrivare a quella che ci vien fatta passare per la “resa dei conti” tra i due candidati alla Casa Bianca, una specie di “sfida all’ok corral” senza esclusione di colpi, senza esclusione di malizie e veleni, giocata tra due esponenti di quell’America imperiale che – ingenua e criminale – è convinta d’essere, come “Nuovo Mondo”, l’espressione della società perfetta, apice di quella ricerca dell’Utopia che da Platone in poi ha prodotto le peggiori mostruosità.

L’ovunque impresentabile Donald Trump ci viene proditoriamente proposto - anzi, esposto -  in una luce tra il boccaccesco e il becero, ne viene taciuta e stravolta la proposta sociale ed industriale – conservatrice e autarchica ma utile alla nazione – di penalizzare le produzioni industriali degli sciacalli globalizzanti che sfruttano paesi poveri (come il confinante Messico, oggetto per l’appunto di un progetto della General Motors) per ridurre i propri costi, minaccia tassazione del 35% per queste produzioni-avvoltoio, che di fatto impoveriranno gli operai statunitensi.


La sua antagonista, che in realtà è una antagonista di tutto il mondo pensante, è la psicopatica dell’Illinois, già moglie del distruttore della Yugoslavia, Bill Clinton, bel soggettino anche lui, ai 


...se gli occhi sono lo specchio dell'anima...Dio ci scampi e liberi!
tempi del suo governatorato in Arkansas inaugura una norma per evitare l’autopsia ai morti per suicidio. Ça va sans dire che in quegli anni vengono suicidati o cadono con l’aereo un numero impressionante di soggetti, delle istituzioni e privati cittadini che in qualche modo hanno avuto la sfortuna di incrociare la strada sua o di qualcuno della sua lobby.
Lei, da brava donnina di casa, ha al suo attivo – tra l’altro – la distruzione di una nazione, la Libia, al primo posto per l’affrancamento dell’Africa dal dominio coloniale sotto forma militare e finanziaria. É presa ad esempio dalle più stupide suffragette di tutto il mondo per il semplice fatto di avere una gonna, in realtà è semplicemente una delle odierne configurazioni che il male ha deciso di assumere, nel corso del proprio – eterno – inganno all’uomo.
Interessante la motivazione che ci illustrava nel TG2 di oggi, domenica 6 novembre (oppure sul TG della 7, tanto sono comunque veicoli della stessa propaganda), uno sconosciuto anchor man in merito alle opinioni di una ottuagenaria americana in vista del voto: questa 103enne in una sorta di candido delirio senile rivelava quella che è la più semplice delle verità contemporanee “ ho votato un presidente nero ed ora voterò un presidente donna...” non c’è molto da aggiungere, è per il colore della pelle e per il sesso che si elegge un presidente negli USA. Ma il candore della vecchietta conferma ciò che chiunque abbia un minimo di senso critico già sapeva: Barak (fortuna, benedizione in arabo) Obama è stato venduto al mondo perché negro, il problema è che non era un negro orgoglioso di esserlo, un Marin Luther King, un Malcom X (no, loro non si sentivano sminuiti dal definirsi negri, anziché più “delicatamente” neri, infatti loro li hanno ammazzati), era quello che serviva ai padroni di Wall Street: lo Zio Tom; oggi vogliono venderci questa vipera inumana semplicemente perché donna, e quindi una miriade di dementi sicuramente trascurerà il fatto di chi sia a muovere questa ulteriore pedina del terrore.
E a poco serviranno inchieste sulle a dir poco paradossali interferenze tra il pubblico ed il privato delle famigerate mail della Clinton, tutt'al più l'ultima indagine la scagionerà all'ultimo momento così da farla apparire addirittura una perseguitata, come disse profeticamente Malcom X il 21 febbraio 1965 SE NON STATE ATTENTI, I MEDIA VI FARANNO ODIARE LE PERSONE OPPRESSE E AMARE QUELLE CHE OPPRIMONO“.
E badate bene, le mail della Clinton e suo entourage non riguardano pettegolezzi o ruberie generiche, si potrebbe trattare di vero e proprio alto tradimento, se è vero quel che ci riporta Voltairenet in merito ai rapporti strutturali tra la Casa Bianca, la Clinton e i Fratelli Musulmani, a parole nemici dell'Impero ma nei fatti - dalla nascita dei loro fondamentali, ai tempi macché di Al Banna, ai tempi di Mohamed Abdul Wahhab, nel settecento prima, nell'ottocento poi e nel 1925 con l'appoggio diretto ai Saud da parte della Corona Britannica che poi avrebbe ceduto lo scettro agli USA.


Obama nella Stanza Ovale col fratellastro

D'altra parte che il fratellastro di Obama sia un Confratello è cosa nota...sennò perché lo avrebbero fatto Presidente, e Nobel per la Pace?
"Il rilanciodell’inchiesta dell’FBI sulle e-mail private di Hillary Clinton non verte tanto su questioni di sicurezza, quanto su intrighi che potrebbero andare fino all’alto tradimento.
Tecnicamente, anziché utilizzare un server sicuro del governo federale, il Segretario di Stato aveva installato nel suo domicilio un server privato, in modo da poter utilizzare Internet senza lasciare tracce su una macchina dello Stato federale. Il tecnico privato della signora Clinton aveva ripulito il suo server prima dell’arrivo del FBI, così che non era possibile sapere il motivo per cui lei avesse messo in opera questo dispositivo.
Inizialmente, l’FBI ha osservato che il server privato non aveva subito la procedura di sicurezza del server del Dipartimento di Stato. La Clinton aveva quindi commesso solo un errore di sicurezza. In un secondo tempo, l’FBI ha sequestrato il computer dell’ex parlamentare Anthony Weiner. Costui è l’ex marito di Huma Abedin, capo dello staff di Hillary. Lì sono stati trovati messaggi di posta elettronica provenienti dalla Segretaria di Stato.
Anthony Weiner è un politico ebreo, molto vicino ai Clinton, che aspirava a diventare sindaco di New York. Fu costretto a dimettersi dopo uno scandalo assai puritano: aveva inviato SMS erotici a una giovane donna diversa da sua moglie. Huma Abedin si separò ufficialmente da lui nel corso di questa bufera, ma in realtà non lo lasciò.
Huma Abedin è una statunitense allevata in Arabia Saudita. Suo padre gestisce una rivista accademica – di cui è stata per anni la segretaria editoriale - che riproduce regolarmente il parere dei Fratelli Musulmani. Sua madre presiede l’associazione saudita delle donne che fanno parte della Fratellanza e ha lavorato con la moglie dell’ex presidente egiziano Mohamed Morsi. Suo fratello Hassan lavora per conto dello sceicco Yusuf al-Qaradawi, predicatore dei Fratelli Musulmani e consigliere spirituale di Al-Jazeera.
Huma Abedin è oggi una figura centrale nella campagna elettorale clintoniana, accanto al responsabile della campagna, John Podesta, ex segretario generale della Casa Bianca sotto la presidenza di Bill Clinton. Podesta è inoltre il lobbista ufficiale del Regno dell’Arabia Saudita al Congresso, per la modica cifra di 200 mila dollari mensili. Il 12 giugno 2016, Petra, l’agenzia di stampa ufficiale della Giordania, ha pubblicato un’intervista con il principe ereditario saudita, Mohamed bin Salman, nella quale affermava la modernità della sua famiglia che aveva illegalmente finanziato circa il 20% della campagna presidenziale di Hillary Clinton, anche se si tratta di una donna. Il giorno dopo questa pubblicazione, l’agenzia ha annullato questo servizio e ha assicurato che il suo sito web era stato violato.

… Il fratellastro del presidente, Abon’go Malik Obama, è il tesoriere dell’Opera missionaria dei Fratelli in Sudan e presidente della Fondazione Barack H. Obama. Lavora direttamente sotto il comando del presidente sudanese Omar al-Bashir. Un Fratello musulmano è membro del Consiglio di Sicurezza Nazionale, la più elevata istanza esecutiva negli Stati Uniti. Dal 2009 al 2012, è stato il caso di Mehdi K. Alhassani. Non si sa chi gli sia succeduto, ma la Casa Bianca aveva negato che un Fratello fosse membro del Consiglio fino a quando non emerse una prova. È inoltre un Fratello l’ambasciatore degli Stati Uniti alla Conferenza islamica, Rashad Hussain."

Credevo di aver avuto una idea originale nel ribattezzare la Clinton col nomignolo di Hellary (HELL) ma un incontro estivo e la conversazione con un anziano signore americano assiduo frequentatore dell'Europa mi ha rivelato che in realtà tra gli americani - e si badi bene non tra survivalist con arco in spalla - il nomignolo ricorrente era proprio quel Killary che tanto le si addice, a lei e al suo nero padrone dei droni-killer, gli stessi droni dell'utilità dei quali la stessa candidata si dice fiduciosa allorché ne auspica l'uso per - appunto, con un simpatico neologismo - dronare quel ficcanaso di Assange...
Un buon esempio, un altro, per chi ammira questi veri e propri mostri criminali. Il problema è che IL PROBLEMA non resta soltanto americano, riguarda anche noi  e la nostra classe dirigente, zerbino di questi soggetti.

Ma il disegno è ancora più articolato, abbiamo trascorso l’estate delle Olimpiadi indignati per l’offesa al nostro buonsenso allorché il mondo occidentale aderiva al sanzionamento senza motivo degli atleti 


russi, sia “normali” che “handicappati”, una sorta di Colin Powell dello sport ha denunciato l’uso massivo del doping da parte delle compagini dell’est, tutti hanno dimenticato lo scandalo istituzionale del Lance Armstrong, atleta creato in laboratorio e dotato di una squadra praticamente nazionale – nel senso dei Servizi USA – quella del Servizio delle Poste americano, squadra che se la vedeva, poverina, con squadre di mobilieri brianzoli e piastrellisti del veneto… La società svizzera che mette a disposizione i flaconi per i campioni dei test anti-doping ha rivelato l’accertata manomissione di almeno nove fiale...ne avete mai letta notizia sui giornali?



Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (istituito peraltro col voto contrario di stati Uniti ed Israele, sempre coesi per le questioni umanitarie) finalmente è tornato nei ranghi, mentre la Russia – fatto senza precedenti – ne viene esclusa, la presidenza va a un principe Saudita, infatti l’Arabia Saudita, con le sue esecuzioni in piazza con crocefissione del giustiziato oppure la sua esposizione appeso ad un elicottero, è veramente un esempio di RISPETTO UMANO.
L’Arabia Saudita insieme ad Israele, l’ultimo suo alleato ufficiale (alla faccia della solidarietà del mondo arabo con i Palestinesi…), con l’aiuto di britannici ed americani sta tuttora massacrando il popolo Yemenita, ribellatosi ad un tiranno odioso.

Trascuriamo gli aiuti ai “loro” miliziani qaedisti e di Daech, l’ultima versione degli harkis di algerina memoria, utilizzati per disintegrare il Nordafrica ed il Medio Oriente, oggi la Siria, entrata nel girone dantesco degli obiettivi dell’Impero per non essersi allineata a modificare – nel 2004 – una risoluzione contro Israele, in merito ai territori sottratti al popolo palestinese. In nome della solidarietà tra paesi arabi, senza implicazioni religiose.


Ci raccontano di Trump che vorrebbe costruire un muro sul confine col Messico, guardatevi il muro costruito in calcestruzzo dagli israeliani in casa d'altri  in questo splendido e allucinante documentario
doppiato dal cantante Roger Waters, da anni impegnato nel boicottaggio della politica di evidente apartheid praticata dal governo israeliano.
Nientemeno che il Centro Simon Wiesenthal ha cercato - da parte sua - di boicottare un recente concerto dell'artista, a New York, proponendo addirittura il rimborso dei biglietti...quando si dice la finanza mondiale... ma nessuno ha chiesto il rimborso, ci fanno ancora sperare, alcuni Americani.






Intanto altri due "scienziati" della filosofia contemporanea, Matteo Renzi e  Eugenio Scalfari, discettano di democrazie e di come la democrazia non esista o si debba comunque trasformare in oligarchia...due geni veri, sono arrivati a dire quello che un "beduino della Sirte" mise per iscritto in

Moammar al Ghaddafi in occasione della storica riunione all'ONU del settembre 2009 allorché denunciò il perdurante disegno imperialista delle grandi potenze e l'assoggettamento ad esse dell'Organizzazione stessa


un certo "Libro Verde" più o meno nel 1976, certo Scalfari passa - in mezzo ad ignoranti - per un erudito, gli sarebbe stato sufficiente leggersi quel libretto presuntuoso, che sintetizzava realtà contemporanee senza nostalgie di passati gloriosi e mitologici, per capire che la sua vita era stata spesa al servizio di dittature.


L'assemblea parlamentare è una rappresentanza ingannatrice del popolo, ed i sistemi parlamentari costituiscono una soluzione falsa alla questione della democrazia; il parlamento è costituito fondamentalmente come rappresentante del popolo ma questo principio è in sé stesso non democratico, perché democrazia significa potere del popolo e non un potere in rappresentanza di esso... i parlamenti, escludendo le masse dall'esercizio del potere, e riservandosi a proprio vantaggio la sovranità popolare, sono diventati una barriera legale tra il popolo ed il potere...
Moammar al Gheddafi "Il potere del popolo" 



Ci raccontano che andremo (si andremo, e già ci siamo, con corpi speciali là anche ai tempi del massacro scientifico della Libia del Tiranno Sanguinario) a "liberare " la Libia dall'ISIL (alleato degli USA e della Francia), non ci dicono che - in realtà - quelli a cui con le tasse paghiamo stipendi in missioni all'estero per allenarsi e ammazzare altra gente che se ne sta a casa sua vanno laggiù per "debellare" la minaccia più grossa che l'Impero ha oggi in Libia, ovvero la Resistenza Verde.  Altro



che combattere l'ISIL, andiamo laggiù a combattere i libici che non si sono sottomessi, quelli del sud in particolar modo, quel sud da cui non vengono notizie, assediato dalle nuove basi americane in Niger.
Vengono in mente le parole di un economista liberale francese dell'800, a proposito della colonizzazione dell'Algeria di quell'epoca: “Alger était entourée jadis de jardins et d’habitations de plaisance. Ses environs offraient le même spectacle que ceux de Marseille. Tous cela a disparu. Les jardins ont été dévastés et les conduites hydrauliques qui portaient les eaux d’irrigation, si necessaires sous ce ciel brûlant ont été bouleverssées et détruites...Toutes les orangeries sont rasées, toutes les autres périssent faute d’arrosage. Les vergers deviennent broussailles. Les musulmans nous disent, nous avions fait de ces lieux un paradis, vous en avez fait un enfer...”
(François-Xavier-David Marchese De Sade)

E intanto continua la resistenza strenua della Siria, del suo popolo e del suo Presidente legittimo, quel Bachar al Assad la cui testa gli avvoltoi di Washington si son veduti sfilare dagli artigli dall'intervento della Russia, castigata da giornalisti della levatura di Mentana, a proposito, professore, che ci può dire di questo volto?  Che ci dice di questo pensatore che fustiga i "predicatori" del web, che auspica - di fatto - una censura per le fonti di informazione non soggiogate alla morale unica, al pensiero unico?

...possiamo attenerci con fiducia alle sue elucubrazioni, alle sue opinioni geopolitiche? Perché son questi i comunicatori che ci riportano la contemporaneità, professore ci venga in aiuto con la sua esperienza


Prof. Cesare Lombroso


sono questi giganti gli uomini su cui molta gente, che non ha tempo di informarsi direttamente si crea un'opinione:


venerdì 30 agosto 2013

LEGITTIMA DIFESA



La guerra che si autoproclama umanitaria serve non solo a glorificare se stessa, ma anche a delegittimare il nemico, a cui è negata in principio la qualità stessa di uomo.


Ma quando è che un governo legittimo, il governo di un paese che ha sottoscritto – tra i primi – la carta delle Nazioni Unite, diventa un “regime”? Chi è che stabilisce che il Presidente di una Repubblica – semplicemente, nel proprio organigramma e dinamiche, diversa dalla nostra – diviene un “Rais” nell'accezione che già in epoca fascista era attribuita come negativa ai “capi” (Haile Selassie, il Ras Tafari degli etiopi) delle etnìe locali, ostili ai disegni dei colonizzatori?
Chi e in base a quale “editto” divino può stabilire che “comunque” un capo di stato deve andarsene dal proprio paese, “...quanto ci metterà a levarsi di torno...”come disse la grande giornalista Annunziata a proposito di Gheddafi, ai primi giorni della guerra contro la Jamahiriya?
Sono gli stessi grandi statisti che hanno compilato l'elenco degli stati canaglia? Mentecatti come i Reagan, i Bush, il loro grandi strateghi come gli affaristi Cheney, Rumsfeld, i Kissinger, i Brzezinski?
Quand'è che un esercito regolare diviene “le milizie lealiste” (che di per sé lealiste peraltro sarebbe anche concetto onorevole) perdendo la propria dignità istituzionale?
In questi giorni viene perfino da rivalutare (pensate un po'?!?) nientemeno che l'acume di Gasparri che all'elezione di Obama alla Casa Bianca pare abbia esclamato pressappoco “Chissà come sarà contento Al Qaida” (Il Fatto Quotidiano, mercoledì 28 agosto), la carneficina in Siria, conseguenza delle primavere indotte in alcuni paesi del Nordafrica e del Medio Oriente è soltanto un tassello dell'articolato “gioco” che compone la strategia della NATO in questi quadranti regionali.
Fa rabbia avere provato, in questi mesi trascorsi, a sensibilizzare con i pochi strumenti comunicativi del web una opinione pubblica che della realtà, del futuro, sembra non interessarsi più. Della dignità, dell'etica, del senso dello Stato, anche dell'orgoglio vero di una appartenenza, una collettività che non si sa più riconoscere, indebolita ed imbastardita anche nelle più elementari gestualità, ridotta a comunità di consumatori, ridondata da notizie fuorvianti sui mondi circostanti. Aiutata in questo dal solerte lavoro di organi di stampa che si sono via via trasformati in strumenti di propaganda, vuoi per mercede vuoi per incompetenza dei cronisti. Sui temi delle cosidette (romanticamente) Primavere Arabe sono scivolati in molti, anche lo spesso ottimo Massimo Fini come prese volentieri una bella cantonata sulla Libia di Gheddafi allorché si bevve tutta d'un fiato la panzana dei bombardamenti sulle folle e dei 10.000 morti in due o tre giorni, così, forse fresco di lettura di uno dei tanti libri autobiografici che descrivono la responsabilità delle forze speciali algerine nelle tante azioni truculente attribuite ai vari gruppi salafiti nei sanguinosi anni '90, si sbilancia in un paragone con la situazione egiziana attuale e con la deposizione di Morsi, ignorando il sentito emotivo della maggioranza della popolazione di quel paese nei confronti della confraternita dei Fratelli Musulmani.
Poi ci sono altri, che si lasciano andare a considerazioni più o meno politically-correct sorvolando placidamente - come Giampiero Gramaglia, Caterina Soffici, Francesca Cicardi de Il Fatto, confortati dall'esperienza di un pezzo da 90 come Furio Colombo – sui fatti e rimanendo ancorati alle sensazioni personali, sentimentali ed alle conclusioni di altri. Per questi giornalisti, in compagnia dei cinici delle varie testate Rai come Romani, Pastore, il Governo della Repubblica Araba di Siria è oramai da sempre il regime Siriano, quello che spara coi cecchini sulla folla (di quale utilità sia per un esercito regolare, che dispone di carri armati ed aviazione, lo sparare coi cecchini, devono ancora spiegarcelo) e, ancora più cretini, sparano anche agli ispettori dell'ONU appena arrivati per verificare l'uso di armi chimiche.


Estratto dall'articolo di Luise Boyle sul Daily Mail del 29 gennaio 2013
«Phil … Abbiamo una nuova offerta. Si tratta di nuovo della Siria. I Qatarioti propongono un affare interessante e giuro che l’idea è approvata da Washington. Dovremmo consegnare dell’armamento chimico a Homs, una g-shell di origine sovietica proveniente dalla Libia simile a quelle che Assad dovrebbe avere. Vogliono farci dispiegare il nostro personale ucraino che dovrebbe parlare russo e realizzare una registrazione video inSiria, vittime della guerra scatenata dalle milizie anti-Assad. Francamente, non credo che sia una buona idea, ma le somme proposte sono enormi. Qual è la tua opinione? Cordiali saluti, David» chissà cosa c'era di vero nell'articolo, di certo è che è sparito di circolazione un paio di giorni dopo l'uscita...


Già, le armi chimiche, la solita novella per deficienti, le armi di distruzione di massa di Saddam, la fabbrica di medicinali di Rabta, i bombardamenti sulla folla e le fosse comuni di Gheddafi, da mesi i siriani denunciano la presenza di questi strumenti di offesa ma guardacaso forniti da Turchia e Arabia Saudita ai propri beniamini qaedisti.
Ma come, gli americani, gli europei, i Cameron, il premio Nobel Obama che finanziano quegli stessi qaedisti che dicono di combattere in giro per il mondo? Ma come funziona?
CUI PRODEST?
A chi giova gasare la popolazione civile? Al governo in carica? Caspita, è dura da digerire. Bisogna proprio esser informati bene. O credere che gli asini volino.
Povero Obama, con quegli orecchi da scolaretto un po' ingenuo, come fa a non dir sempre di sì a dei marpioni come Rumsfeld e Cheney, o ai giocatori del Pentagono? Lo faceva anche Bush. E qualcuno sostiene che quella di Obama sia l'amministrazione che non ha fatto guerre...e l'Afghanistan? La Libia, il Mali, il Congo, si magari non ci sono i marines con la bandiera a stelle e strisce ma veicoli blindati con curiosi acronimi che finscono in HCR o simili, forse non sono guerre ma missioni di pace o umanitarie o esportazioni di democrazia, allora è questione di lessico, di vocaboli, basta cambiare i termini (ma il risultato non cambia: si spara e si bombarda).
Ma solo azioni mirate, beninteso, non sarà una caccia ad Assad.
Tripoli, Al Aziziya, quartier generale di Gheddafi, o per meglio dire quel che ne restava dopo la "non caccia all'uomo..."


Ma i nostri cronisti da chi prendono le notizie fantasiose che spandono nell'etere?
Armi chimiche, si, ci dicono i siriani, è vero, ma usate contro l'esercito dai cosidetti ribelli che altro non sarebbero che mercenari al soldo degli Emirati, dell'America e dei suoi alleati! Al Thani del Qatar non ha fatto mistero dei propri generosi aiuti ai “ribelli”, gli stessi inviati pochi mesi prima in Libia e da là, finito il lavoro, dirottati su Aleppo ed Homs, finchè i cugini Sauditi un po' preoccupati da questo suo attivismo (che si limitasse a baloccarsi col Paris Saint Germain e con la Costa Smeralda, che non son poca cosa e ci guadagna la salute!) gli han suggerito di abdicare.
E gli americani nel cinquantesimo anniversario del Dream di Luther King, finalmente con un presidente nero, spingono per punire Assad il feroce, quello che sta difendendo la propria sovranità, insistono per bombardare, vogliono destabilizzare tutto il Medio Oriente ed il Nordafrica, l'Europa, poco importa quello che ne deriverà, niente di nuovo sotto il sole” ...l'Europa dispone chiaramente della capacità di uguagliare e superare anche la forza economica americana.Con una popolazione considerevolmente più numerosa e acculturata, con un mercato interno più vasto, con uno scambio commerciale globale più grande e con un prodotto nazionale lordo complessivo che già supera quello degli stati uniti, un'Europa unita salirebbe automaticamente a un livello almeno pari a quello degli Stati uniti...” (Z.Brzezinski, Il mondo fuori controllo -1993).
I geni delle varie testate giornalistiche dovrebbero guardare un po' meno alla propaganda e un po' di più alla competenza, ad esempio quella di Carla Del Ponte, decisamente di spessore un po' diverso dalle varie Carfagna o Moretti o anche Bonino del nostro scenario politico e fortemente democratico (da cui da anni non ci sentiamo più rappresentati). Carla Del Ponte (Procuratore del Tribunale Penale Internazionale) affermava già mesi addietro che non ci fossero prove dell'uso da parte delle truppe regolari dell'esercito di Assad di armi chimiche. Anzi. Anzi, semmai ci sarebbero state prove provate dell'impiego di tali metodi da parte dei poveri ribelli, quelli finanziati e sostenuti dall'apparato bellico-economico-terroristico-finanziario dell'Occidente (della NATO). Sono loro, i pretesi liberatori dal TIRANNO , loro che arrivano dalla Libia, dal Qatar, dalla Gran Bretagna e dalla Francia, dalla Turchia e dalla Germania (non tralasciamo gli USA! Sempre in prima fila per esportare la democrazia di Wall Street sulla punta delle baionette o sul puntatore dei droni, che è più comodo e non ci si fa nemmeno la bua...) sarebbero loro ad usare i gas.
Ed il 21 agosto, passati un po' di mesi dalle riflessioni della Del Ponte ecco che ci riprovano, come Graziani in Libia ottant'anni fa. Tanto la “società civile” ha la memoria corta, e non vuol sentirsi dire (è umano) che è anche un po' fessacchiotta e credulona. La linea rossa di Obama è la linea della vergogna, la medesima pistola, fumante, tra le mani di Bush, non tra le mani di Saddam.
Le uniche parole sensate sono quelle di Gino Strada in merito alle foto-choc dei bimbi uccisi col gas “...L'unica cosa che non si può fare è provocare altre centinaia di bambini morti, con quel pretesto...ammesso e non concesso che l'abbiano usato...

Intanto qualcuno come il fotoreporter Fabio Bucciarelli (già veterano della Libia 2011, fotografata dalla parte degli “insorti”, per meglio dire dei più forti, appoggiati dalla più potente coalizione militare schierata contro una sola nazione che , realmente , la storia ricordi) vince il Robert Capa Award per la fotografia di guerra con un'immagine che mostra un “bimbo siriano ucciso dall'esercito di Assad”. Propaganda? Vien da pensare che i morti sian tutti uguali e che qualcuno, magari anche in buona fede, magari nell'ansia di mostrare “le storie dei popoli oppressi... (Il Fatto Quotidiano)” scegliendo da che parte stare abbia il destro di cercare prima di tutto un facile consenso, e così arrivi al proprio successo, magari proprio sul sangue di innocenti. Per inciso e per chi conosca la storia della fotografia, e della fotografia di reportage in particolare, non sfuggirà – per paradosso – il ricordo delle dispute sulla veridicità sulla storica foto di Capa.
La sera di mercoledì 28 agosto, un titolo di SkiTg24 mi fa letteralmente accapponare la pelle, suona come una sentenza irreversibile, il segnale : voci di “Fuga di Assad, Sarebbe riparato in Iran” Eccoci, siamo all'atto finale, si inizia a screditare l'immagine dello statista, vigliacco (in una cultura in cui conta l'onore più dell'onestà) si inizia a cercare di demotivare l'esercito, il popolo, si inizia ad indicare anche quella che – come fare a non pensarlo, bisogna esser deficienti – può essere la tappa successiva di un disegno criminale perseguito con metodo. La sorpresa è la debacle di Cameron il cui interventismo è battuto in parlamento dal voto contrario alla partecipazione a missioni militari da parte di trenta conservatori e nove democratici. Philip Hammond, segretario alla Difesa britannico, ricorda l'inquinamento dell'informazione al momento della Guerra all'Iraq di Saddam Hussein del 2003.

“...Assad sta spostando masse di civili inermi e indifesi nei pressi degli obiettivi militari su cui punterebbe la ritorsione americana...” profetizza il sapientissimo Furio Colombo, che davvero con affermazioni del genere non sembra nemmeno parente del Marc Saudade di “Bersagli Mobili”.

Intanto le grandi democrazie “occidentali”, paesi allo sfacelo economico e sociale, lasciano dietro di sé paesi floridi ridotti in macerie, senza che l'opinione pubblica alzi un dito.

Ultimo baluardo a difendere la Siria (ma anche il concetto base della non ingerenza nelle questioni interne ad un paese membro dell'ONU) paiono l'Iran e la Russia. Putin ha mostrato il proprio deterrente bellico, ha navi militari stanziate nei porti siriani, ma in precedenza (Libia 2011) la sua inerzia in merito alla risoluzione 1973 ha talvolta fatto malignamente dubitare a più di un osservatore di un suo conflitto d'interessi in merito alla politica energetica. Non per nulla il partner africano dei paesi “emergenti” del gruppo BRIC divenne proprio nei mesi della guerra a Gheddafi il Sudafrica, mutando in BRICS l'acronimo (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Stavolta il leader russo rimarrà al fianco dell'alleato Assad o – come altri osservatori bonariamente chiosano – tampinato da competitori interni e propagandismi vari e pressato dalla faziosità dell'opinione pubblica mondiale, non potendo – realisticamente – dare inizio ad una danza dalle conseguenze terminali, non potrà far altro che assistere impotente all'ennesimo scempio, limitandosi nell'aristocratico – ma in quel caso unilaterale e sterile – isolamento della non ingerenza? Sarebbe un doppio successo per chi ha teorizzato da decenni (e persegue) il disegno di turbolenza della cosidetta Eurasia.
Londra, manifestazioni anti-intervento.
L'imprevisto voto del parlamento inglese dà per il momento maggior autorevolezza alla posizione di cautela della Russia, a questo punto meno isolata nell'esercizio del buonsenso. L'Italia difficilmente può essere tenuta di riferimento, i voltafaccia repentini, in obbedienza agli ordini del grande fratello fanno purtroppo parte della nostra storia recente.
Il segretario alla Difesa americano Hagel semplifica il voto britannico come una opportunità per avere visibilità. Mettersi di traverso ad una guerra! Impedire un allargamento di un conflitto per lui è cercare visibilità. Questi sono pazzi, pazzi criminali.
Non ci stupiremmo di niente oramai, la dignità, la capacità di avere una propria strategia l'Europa dei piccoli governi succubi la ha perduta da tempo, riducendosi a zerbino di interessi di chi – da quarant'anni e più – ha elaborato le più articolate strategie di disgregazione, di chi da anni – a dispetto dell'autorevole opinione di Robert Fisk – da anni paradossalmente combatte al fianco di Al Qaida (o comunque ne utilizza l'ormai manifesta mutazione regionale) per strutturare il proprio controllo in tutti i quadranti strategici dell'Africa e dell'oriente.
Come dice ancora Gino Strada su Il Fatto di giovedì 29 agosto “...quando un medico somministra una medicina a un paziente e dieci volte su dieci il paziente muore, il medico cambia terapia. Se si insiste o si è in malafede o privi di cervello”.

Damasco avverte l'Europa “Attenti, avete armato i terroristi, gli avete fornito armi non convenzionali, vi si ritorceranno contro, useranno quei gas contro di voi” e subito, il giorno dopo i giornalisti di Repubblica ribaltano la frittata: “La siria minaccia l'Europa con i gas” c'è da rimanere di stucco, questa è vera criminalità. Scalfari, vergogna! E a catena altri quotidiani e reti televisive ripetono l'equivoco. Roba da non credere! Letteralmente, si resta stupefatti.
Z.Brzezinski, una delle "fresche" menti di "supporto" al presidente più amato dopo Kennedy (sic)
Ma non basta, Repubblica si supera utilizzando nientepopodimeno che il sapere di Zbiniew Brzezinski, teorico Le maggiori potenze mondiali, vecchie e nuove, affrontano una nuova realtà: mentre la letalità della loro forza militare è più grande che mai, la loro capacità di imporre il controllo sulle masse politicamente risvegliate del mondo è a un minimo storico. Per dirla senza mezzi termini: in tempi precedenti, era più facile controllare un milione di persone che uccidere fisicamente un milione, oggi è infinitamente più facile uccidere un milione di persone che controllarne un milione.”), oltrechè storicamente "fondatore" di AlQaida anche  notoriamente filantropo ed ospite (in terra americana) di conclamati qaedisti e teorico
delle strategie di supremazia più perverse (un suo concetto celebre : “ “Le maggiori potenze mondiali, vecchie e nuove, affrontano una nuova realtà: mentre la letalità della loro forza militare è più grande che mai, la loro capacità di imporre il controllo sulle masse politicamente risvegliate del mondo è a un minimo storico. Per dirla senza mezzi termini: in tempi precedenti, era più facile controllare un milione di persone che uccidere fisicamente un milione, oggi è infinitamente più facile uccidere un milione di persone che controllarne un milione.”) Scalfari, Scalfari, ma a chi li fai scrivere i tuoi editoriali?


La prova delle menzogne su Saddam (una fialetta di urina in luogo di arma biologica, sventolata dal politically-correct nero Colin Powell ), su Gheddafi (i 10.000 morti e i bombardamenti, il Viagra e gli stupri della Clinton), la riprova casalinga della fuffa di Boston (non se ne parla proprio più, vero?) hanno dimostrato che la carta stampata, giornalisti bene imboccati e la rete sono altrettanto efficaci di Napalm e fosforo bianco che – se anche vietati – posson sempre tornar utili...che volete che sia una Siria in più, e poi per gli Italiani sono ben altri i problemi, altro che idealismi vagamente esotici, abbiamo una classe dirigente che nemmeno il katanga degli anni '60, ma perchè gli americani non girano le portaerei verso Roma invece che verso Damasco? Ma perché, si chiede Gramaglia de Il Fatto, nessuno ha voglia di “morire per Damasco” come nessuno in Italia ha avuto voglia due anni fa di “morire per Tripoli”? È dunque morto il pacifismo? No Gramaglia, è morta l'informazione, grazie al giornalismo di parte, alle didascalie faziose, e fuorvianti, ai cronisti imboscati nelle ambasciate, grazie ai giornalisti imbeccati o - più elegante – embedded, quelli che scrivono cosa vuole il più forte, quelli che senza averne la riprova scrivono, ieri di Gheddafi e oggi di Assad “regimi responsabili di crimini pesanti contro i loro popoli” con un atteggiamento fideistico che con il giornalismo e l'informazione niente ha da spartire. E tu Gramaglia che ne sai? Tu eri là?! E' con queste frasi, con queste sentenze che si ammazza la verità, che si crea l'indifferenza. E' così che si crea il “pensiero unico”, non è vero che non esistono altre posizioni dalle “vostre” e non si tratta di generico “pacifismo” di qualche corteo o bandiera sventolata in qualche piazza di domenica mattina. Il web è diventato l'unico strumento di partecipazione e conoscenza, sono molti i siti in cui si cerca di fare informazione corretta, affrancandosi il più possibile dalle trappole dell'informazione omologata.
E' quella la complicità, la peggiore, per come la vedo io.

mercoledì 21 agosto 2013

ZIBALDONE ESTIVO



E' dalla reinterpretazione più recente (e volgare) dell'epoca dei lumi che una sorta di ansia da prestazione di ambito “creazionista” angoscia gli spiriti più “vivaci” dell'umanità. Nel senso più semplice, elementare, di bisogno di reinventare – marcandolo – quel sistema chiuso (fisicamente, morfologicamente), chiuso e conseguentemente con dei propri limiti, che è il mondo. Marcarlo apportandogli modifiche, migliorie, verso quella perfezione che solamente le moderne umane conoscenze e tecnologie rendono possibile, in un interminabile processo in cui la natura di volta in volta ostile, nemica, alleata, madre oppure matrigna viene asservita ai più fantasiosi disegni “economici”.
Così leggo i commenti estivi – con le posizioni le più varie (dal sentimentale al cinico) – relativi alla questione del transito nei canali di Venezia dei grandi battelli da crociera. Leggo di un progetto di modifica di quegli stessi canali (da scavare per consentire un agevole accesso a vascelli di grande tonnellaggio, opere di scavo all'interno di un sistema idraulico dei più articolati e delicati, sistema idraulico e struttura geologica fondale, un sistema che della precarietà del proprio equilibrio si è nutrito, anche esteticamente, per secoli) e mi viene in mente, nella valutazione dell'infantile delirio di onnipotenza che ad un tale progetto è sotteso, la profondità del delirio di onnipotenza di questi burocrati che avrebbero il compito di gestire il territorio, l'economia e le città, il compito di pianificare, avventuristi, nella gara di opinioni e “buone intenzioni” di architetti e paesaggisti, e nella loro patetica ansia di apparire, mi viene in mente Isabelle Eberhardt...
E che c'entra Isabelle Eberhardt? Il solito Borelli fissato con l'Africa ed i nomadi di ogni colore razza ed epoca...Che c'entra con Venezia (acqua) l'oasi di Ain Sefra (deserto) dove Isabelle muore nell'ottobre 1904? E' la metafora della presunzione dell'uomo, l'uomo che immagina di piegare la natura alle proprie esigenze, più semplicemente ne trascura le regole, i cicli. Isabelle come altri disgraziati mette in piedi la propria zeriba nel letto asciutto dell'oued che traversa l'oasi, vive là, fino a che una notte l'oued si rianima, da triste e periferico arido ricettacolo di “residui” della comunità ritrova la propria selvaggia dignità, torna fiume tumultuoso, non si interessa dei desideri, dei modesti progetti, degli ingenui sogni di quei derelitti, nemmeno degni di pochi metri quadrati di sabbia al sicuro del palmeto, li spazza via brutale e risoluto.
Viene in mente Amitav Ghosh ed il suo bellissimo “il paese delle maree” ove l'ostinazione della sapienza coloniale per una scelta (la creazione di un porto in un luogo sbagliato) viene sconfitta dalla natura.

Il delirio continua, l'uomo per definizione imperfetto (come imperfetto è il suo mondo) è divenuto – per le suddette varie molteplici e generiche e genetiche carenze strutturali – insopportabile alla stessa umanità, nel corso di una trasmissione radiofonica (Radio Deejay, primavera scorsa, giorno imprecisabile, ore 15 più o meno...) due geni della comunicazione (e della divulgazione scientifica, nello specifico), tali Frank (affettata cadenza toscana) e SarahJane (elegante conseguenza genetica di qualche serial stile Dallas o Beautiful), dissertano dottamente sulla fantastica scoperta di un qualche scienziato sudcoreano: un microchip atto ad indurre nell'uomo la secrezione comandata di enzimi od ormoni ( endorfine ecc.) . L'utilizzo di tale tecnologia, il microchip ha dimensioni di un capello e può agevolmente venire allocato nella parte di cervello opportuna, può consentire di influire sugli stati d'animo del soggetto. “Fantastico” riflette a voce alta (e già il fatto che rifletta ci stupisce) la SarahJane”in questo modo sarà possibile guarire la depressione, un click sulla tastiera di un computer e via...tutti di buon umore....” Vado a memoria perché guidavo mentre ascoltavo questi due dementi (eminenti) antropologi ma il tenore ed il senso dei loro commenti è esattamente questo. Tutto sommato perfettamente allineato alla visione che del BRAIN PROJECT (Brain Research Through Advancing Innovative Neurotechnologies) hanno i filantropi del Pentagono, principali sostenitori di questo progetto di ricerca (forse per i più nemmeno particolarmente terrificante tra i tanti deliranti programmi di strategia egemonica, ma sicuramente uno dei più ambiziosi e definitivi). Il BRAIN, curiosamente acronimo e tema-oggetto, prefigura una bazzecola quale il controllo della mente, ne prefigura la manipolazione, la “creazione” di una “sinergia” tra la materia grigia biologica dei soggetti umani – ridotti a contenitore pressoché decerebrato – e una memoria informatizzata, una conoscenza comandata. (Ricordiamoci quindi, come nei più dozzinali film di licantropi e zombies, che il punto debole di questi futuri automi è solamente il sarcofago del cranio...).
Io non credo che il progresso della medicina si sostanzi in queste degenerazioni, credo che in questi episodi si pongano presupposti ben più che teorici per un qualcosa di assolutamente inquietante. Io non voglio questi superuomini/miniuomini, soggetti/oggetti a comando, senza coscienza propria, frutto della demenza e della presunzione e dell'impotenza di quattro generali pervertiti, di quattrocento affaristi maledetti.
Ma cosa hanno subìto di così orrendo nel corso della loro vita per odiare così l'umanità, l'uomo?

Nel frattempo, mentre in Italia anche i quotidiani più autorevoli (il Fatto Quotidiano) iniziano a trasformarsi in copie “agili” del rotocalco gossipparo di Alfonso Signorini e ad inseguire all'infinito lo stesso monotono tema dell'eterno bandito Berlusconi e del declino dei suoi sodali del PD, e questo grazie anche alle ansie di visibilità dei nuovi guru dell'ambiente e del paesaggio come Tomaso Montanari, grazie alle “intelligenti” valutazioni di politica internazionale di Caterina Soffici (scenari Siriani sui quali la cronista dimostra la propria abilità nel politically correct neocolonialista - in compagnia del buon collega Gramaglia, alla faccia di veri esperti come Carla del Ponte -  piuttosto che in prosa ed informazione e storia del Medio Oriente, l'informazione poi è altra cosa ancora...), alternando le vere e proprie perle di saggezza (non sempre unicamente farina del suo sacco) del buon Aldo Busi (imprevedibile ma efficace critico per gli interventismi “a distanza”) alle banalità ponziopilatesche dell'amico Amerikano Furio Colombo (che dal suo dotto pulpito confonde antisemitismo con antisionismo...), stupidaggini appena stemperate dalle intelligenti considerazioni di Bruno Tinti su IMU e strategia “terroristica” nei confronti del risparmio delle famiglie.... Interessante l'articolo di Tinti sul Fatto di martedì, un tema solo apparentemente provocatorio (togliere l'IMU sulle 2° e 3° e n° case in quanto oggetto di investimento alternativo e più vitale che non quello meramente finanziario), mentre in Italia non si sa più a che santo votarsi per avere una informazione appena appena coerente coi fatti, di là dal Mediterraneo continua a incasellarsi il complicato incastro di quelle tessere scompaginate ad arte nella famigerata Primavera del 2011 allorché le petromonarchie del Golfo (dal Qatar all'Arabia Saudita) di concerto con gli strateghi del “vecchio” Patto Atlantico decisero che i tempi erano maturi per proseguire nel disegno programmatico del PNAC (Project for a New American Century) iniziando con la destabilizzazione di alcuni paesi mediterranei (Egitto e Tunisia) per arrivare a colpire la Libia con una fasulla rivoluzione dall'interno, ben orchestrata ed innescata nelle ingestite omertà delle banlieu delle città dell'est, tanto ben orchestrata da trarre in inganno perfino i servizi di sicurezza della Jamahiriya, definiti paranoici ed almeno feroci dalla stampa internazionale.
Ma in realtà, come onestamente argomentava qualche sera fa un amico bancario davanti ad una casalinga portata di spaghetti al riccio, “...io voglio preservare questo tipo di benessere (quello di qualche anno fa, intendeva) e quindi non mi interessa scoprire cose diverse sull'11 settembre o su Boston, non faccio mica il politico...” In realtà, senza ipocrisie, almeno lui ha le idee chiare, non campa di stipendi ricavati da qualche filantropica ONG, non passa le giornate a fingere di dannarsi per risolvere i problemi di questo o quel campo profughi. E come lui tanti, forse tutti, in realtà se ne fregano bellamente. Un pò alla "dietro di me il diluvio", e intanto continuano/continuiamo a pagare gli stipendi ai lenoni della “casta” ed a disperdere risorse in progetti senza senso (ponti sullo stretto, Mose di Venezia, TAV Torino-Lione sconfessata dai francesi ...e tutto quanto  di baratro cinquant'anni di democrazie cristiane, socialismi ladroni e comunismi "di tessera" hanno contribuito a scavare).

Per chi vuol riflettere ancora di Egitto e Primavere.
Nel frattempo continua a chiudersi il cerchio aperto nella famigerata primavera 2011 con i moti (quelli veri e spontanei del Bahrein, quelli taciuti della Arabia Saudita) e le rivolte semi-telecomandate (Egitto e Tunisia) e le rivoluzioni fasulle (Libia e Siria) costruite con una complessa macchinazione mediatica e di consenso.
L'Egitto, entrato “democraticamente” nel novero dei paesi a guida dell'Islam salafita (è difficile diversamente definire – salaf sono gli antichi – un movimento come quello degli Ikhwan, i Fratelli, la cui genealogia è storicamente coerente alla nascita dei primi rapporti tra la casa dei Saud e l'Impero Britannico, con la benedizione, letteralmente “familiare” della galassia Wahabita), si ritrova in una situazione elettoralmente assai simile a quella dell'Algeria degli anni '90 con il FIS. Ma la Confraternita, che vince le elezioni in modo tutto sommato risicato e – come in Algeria – con un afflusso ridottissimo alle urne, si trova ad essere al solito più realista del re, come usa dire. Gli Emiri del Golfo ed i principi della casa dei Saud, decisamente più motivati dai valori secolarizzati dell'Occidente che non dal puritanesimo “romantico” ed anacronistico dei Fratelli Musulmani, di fatto ne sconfessano l'operato. Già da qualche tempo la sfida degli Al Thani di Doha ha dovuto scendere di livello, il protagonismo del Qatar come avevo da tempo previsto non avrebbe tardato ad urtare interessi e suscettibiltà dei cugini. Al Thani abdica, Morsi salta, l'esercito – i soldati sono pur sempre figli del popolo – appare il protagonista.
Ma non è tutto, gli “esperti orientalisti” i sedicenti conoscitori di quei paesi da anni intonano il mantra dei due mondi contrapposti, da una parte l'Islam (religione) salafita e – per definizione – passatista, e dall'altra la laicità del progresso nella civiltà democratica. Non credo la questione si risolva in questi termini, sfugge un “dettaglio” a questi saputi : vi sono regioni in cui la spiritualità è coniugata al vivere quotidiano secondo parametri e rapporti di qualità diversi da quelli che noi crediamo di conoscere.
Sono luoghi che per la loro propria asprezza hanno generato un credo – che non è di certo il nostro, beninteso – che, di rimando, è coriaceo e bellicoso. La genesi di queste confraternite è quella di beduini riottosi riuniti sotto un comune denominatore da due elementi, la teologia e il mestiere delle armi... laicità si esprime come ateismo, miscredenza, con la stessa parola: mulhid. Voi credete che uno schermo al plasma e quattro tette al vento possano trasformarsi in quel “qualcosa che spetta, qualcosa di dovuto” che i nostri giornalistoni ci dicono sia l'ambizione di queste nazioni giovani? E poi ma lo sapete quando realmente inizia il collasso dell'Egitto? nel 1870 più o meno, all'epoca dello scavo del canale di Suez, quando i suoi govenanti vennero "convinti" ad incamminarsi sulla via del progresso (si le grandi opere, infrastrutturali, vi dice niente? quelle del debito perenne? vi suona familiare?) e della modernizzazione. A braccetto ovviamente di "esperti" partners europei. Con prestiti di denaro dalle solite banche d'affari europee. Cent'anni dopo Gamal Abd el Nasser si era trovato ancora alle prese con gli interessi di quella favolosa modernizzazione, e senza più quote del Canale di Suez, controllate da cent'anni dagli inglesi.

Pensiamo al circo Togni della nostra politica, con le periodiche riproposizioni del pensiero di enfant prodige della caratura della piccola Craxi (già eccelsa, nella partita di ping-pong col fratello Bobo, all'epoca della guerra alla Libia del 2011) con i roghi per i quali ringraziamo la spending review di Mario Monti (forse gli F-35 possono essere usati in alternativa ai Canadair)in attesa dei salassi d'autunno, della guerra tra poveri di miserabili evasori “per fame” mentre i grandi GANZI delle frodi fiscali, da Prato ad Arcore andranno a farsi gli auguri alle cene dei vari circoli filantropici per cechi e scemi di guerra. Aspettiamo ancora di sentirci dire da questi mentecatti delle loro visioni di una luce al di là del tunnel, ma se ci chiederanno ancora una volta di raccogliere la saponetta, beh, strisciamo almeno la schiena lungo la parete, poi, ripresa la saponetta, usiamola in modo appropriato.