Visualizzazione post con etichetta Enrico Letta. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Enrico Letta. Mostra tutti i post

domenica 22 dicembre 2013

IL BISCAZZIERE BUON PADRE DI FAMIGLIA "ORFANI SUBITO!!!"


Enrico Letta rivendica il ruolo di Buon Padre di famiglia (formula retorica tradizionalista e tranquillizzante) nelle scelte demenziali che sta portando avanti sulla pelle di una parte della collettività.
I parassiti restano al sicuro.

Guardavo ieri sera una delle puntate di Faccia d'Angelo, polpettone sulla “mala del Brenta” e mi saltava all'occhio – declamata dal tema e dai fatti esposti – quella vera e propria mutazione che è avvenuta nella politica e nella pubblica amministrazione, quella mutazione che denunciavo già mesi addietro (anni in verità, almeno certificatamente per quel che mi riguarda dal 1995, con la mia lista civica) sul Blog: la trasformazione del gioco d'azzardo in una attività virtuosa, il coronamento del sogno di Al Capone, che dovette subire – troppo avanti la sua visione delle cose, per quei bui anni di proibizionismo – le ritorsioni di una bigotta visione della società. Da noi il gioco d'azzardo è diventato membro di Confindustria, quella congrega di fallimenti e di furberie che finge di rappresentare una imprenditoria che – forse, probabilmente – mai c'è stata, se non assistita coi denari pubblici, cioè coi denari della gente comune, redistribuiti a piogga come dividendi nelle tasche di geni della finanza come gli Agnelli e i loro infiniti cortigiani ed illegittimi.
In Confindustria esiste la branca denominata Confindustria Sistema Gioco Italia che è – tornando allo sceneggiato “Faccia d'angelo” - la vera e propria nemesi dell'immagine dell'industrialotto rovinato dalla roulette che si indebita con gli strozzini (altra componente essenziale del meccanismo...), è a questi campioni dell'economia che si rivolgono le attenzioni di Enrico Letta quando attraverso le fauci della sua associazione (una ennesima onlus, sono tutti volontari e disinteressati, questi politici, ma come mai non si riducono lo stipendio?) riceve contibuti dal principale azionista della primaria azienda di gioco “legalizzato”.

E' a questa gente che Letta e i suoi sodali ( O COMPLICI? FORSE È NECESSARIO INIZIARE A RIDARE ALLE COSE IL NOME CHE HANNO) pensano quando un TAR quantomeno criticabile condanna con una sentenza quantomeno opinabile una amministrazione comunale a rifondere (comune di Verbania  ) alla gerente ben un milione 350.000 €uro per il semplice fatto di aver posto un limite orario (per proteggere i minori, in questo caso gli studenti, da una ulteriore tentazione, spacciata per socializzazione , la sala gioco) al funzionamento delle macchinette divora-soldi.

E' a questa gente che il Buon Padre di Famiglia abbuona quasi 100 miliardi di €uro in cambio di 700 milioni... un buon investimento no?!

E' un comportamento da Buon Padre di Famiglia anche il negare alle Regioni  i contributi qualora qualcuno tenti di arginare un fenomeno bestiale?

Se Letta, Saccomanni, Monti, prodi se questa gente incarna il prototipo del Buon Padre di Famiglia, beh allora lasciatemi esclamare "Orfani, orfani subito!!!"

Non saranno mica soci (appunto, riattribuiamo significato alle parole, governante è un'altra cosa, questi sono soci in affari e malaffare)? o quantomeno un attimino cointeressati? Buon Padre di Famiglia?! si, premuroso come Vendola che rideva dei malati di cancro insieme al suo padrone Riva!  Letta ( e soci)  il buon padre di famiglia:  come dire che Cristo è morto di sonno .

Caro Matteo, pensi davvero di potercela fare ?  Perché non credo ci sia più molto tempo, il popolo andrà a cercare le brioches tra poco, vedrete...
A proposito, Matteo, attento alle trappole delle "anime belle" su Lampedusa...la Boldrini non è precisamente nemmeno parente di Ilaria Alpi...

No, credo che nemmeno il più bischero degli italiani possa più credere alla buona fede di questi soggetti. Potremmo al limite credere alla loro stupidità ed incompetenza, questo si, visto come si fanno menare per il naso da “economisti” 

da quattro soldi creati e messi al loro posto da loro stessi per logiche lobbystiche e lottizzatorie, come i Corrado Passera, i Pietro Modiano, e - perché no - i Romano Prodi.

La “pasionaria” della poltrona Laura Boldrini (pasciuta come numerosissimi "volontari umanitari" dalle onlus per tutta la vita) si infervora per le parolacce (porcellini - da porcellum - schifo ed altre indicibili nefandezze plebee ) dei CinqueStelle alla Camera, è proprio vero, forma anziché sostanza, guardare la pagliuzza ed ignorare la trave nell'occhio, come disse qualcuno morto a trent'anni....

Ma il Buon Padre di Famiglia è accorto: una microscopica parte dei proventi delle slot-machine andrà a finanziare qualche cooperativa (onlus, naturalmente) dedita al recupero ed alla cura delle ludopatie...ma ci prendete per il culo? Create il problema, legalizzate il gioco e pretendete di esserne anche cura per le conseguenze?
Ah, il buon ingegner Michail Timofeevič Kalašnikov e le sue semplici soluzioni applicabili a quasi ogni genere di problema sociale...

domenica 10 novembre 2013

SCIAMANI SCELLERATI

Ma chi sono realmente questi soggetti, i Monti , i Letta che proclamano di settimana in settimana la luce in fondo al tunnel, poi l'uscita dal tunnel stesso,la ripresa nell'autunno 2012, poi nell'autunno 2013, poi nell'autunno 2014? Ida Magli – che non è una suffragetta dell'ultima ora – l'antropologa, ce ne dà una lucida radiografia. E intanto Enrico Letta continua con le sue farneticazioni, stavolta di domenica chiede agli italiani di valutarlo alla fine del mandato. Doveva essere un mandato brevissimo ed un governo di emergenza, è diventato un governissimo inabbattibile, con Napolitano che ringrazia pubblicamente i FraMassoni per il loro contributo al progresso dell'Italia. Roba da non crederci, ma i compagni del PCI prima e del PD poi non erano contro le Logge e le Lobbies e le associazioni segrete? E tutta la menata su P2, Gelli eccetera? Ah ma certo, quelle erano deviazioni... deviazioni da cosa? No Letta, non vogliamo aspettare che tu finisca di distruggerci, ti vogliamo giudicare subito, apprendista stregone, sciamano da quattro soldi. Leggiamo cosa dice dell'Euro un economista vero: Intervista esclusiva al Columnist economico del Telegraph Ambrose Evans Pritchard - Dalle colonne del Telegraph, Lei ha scritto spesso come i paesi dell'Europa del sud dovrebbero formare un cartello e parlare con un'unica voce nel board della Bce e nei vari summit per forzare quel cambiamento di politica necessario a rilanciare le loro economie. Ritiene che il sistema euro possa ancora salvarsi o giudica migliore per un paese come l'Italia scegliere il ritorno alla propria valuta nazionale? Quello che serve in Europa oggi è uno shock economico sul modello dell'Abenomics. Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, insieme alla Francia devono smettere di fare finta di non avere un interesse in comune da tutelare. Questi paesi hanno i voti necessari per forzare un cambiamento. La Bce oggi non sta rispettando gli obblighi previsti dai trattati e non solo per il target del 2%, dato che nei trattati non si parla solo d'inflazione, ma anche di crescita e di occupazione. Il dato dello 0,8% di ottobre è un autentico disastro per l'andamento della traiettoria di lungo periodo del debito. Senza un cambio di strategia forte, l'Italia sarà al collasso nel 2014. Il paese ha un avanzo primario del 2.5% del PIL e ciononostante il suo debito continua ad aumentare. Il dramma dell'Italia non è morale, ma dipende dalla crisi deflattiva cui è costretta per la sua partecipazione alla zona euro. La politica è fatta di scelte e di coraggio. Fino ad oggi non si è agito per impedire che si dissolvesse il consenso politico dell'euro in Germania. Ma oggi c'è una minaccia più grande e se Berlino non dovesse accettare le nuove politiche, può anche uscire dal sistema. Il ritorno di Spagna, Italia e Francia ad una valuta debole è proprio quello di cui i paesi latini hanno bisogno. Del resto, la minaccia tedesca è un bluff ed i paesi dell'Europa meridionale devono smascherarlo. L'ora del confronto è arrivato. - Il problema è che i governi attuali dell'Europa meridionale sembrano ipnotizzati dall'incantesimo del "più Europa" e non prendono in considerazione altre soluzioni. Da cosa dipende? Recentemente ho avuto modo di incontrare a Londra il primo ministro italiano Enrico Letta ed abbiamo parlato proprio di questo. Alla mia domanda sul perché non si facesse promotore di un cartello con gli altri paesi dell'Europa in difficoltà per forzare questo cambiamento, il premier italiano mi ha risposto che secondo lui sarà Angela Merkel a mutare atteggiamento nel prossimo mandato e venire incontro alle esigenze del sud. Si tratta di un approccio assolutamente deludente. Enrico Letta, come anche Hollande in Francia, è un fervente credente del progetto di integrazione europea e non riesce ad accettare che l'attuale situazione sia un completo disastro. Questo atteggiamento non gli permette di comprendere le ragioni per cui l'euro sia divenuto così disfunzionale per i paesi membri. - Coloro che sostengono che i paesi dell'Europa meridionale non possono tornare alle loro monete nazionali utilizzano due motivazioni in particolare: l'enorme inflazione conseguente all'inevitabile svalutazione ed il fatto di non poter poi reggere la concorrenza di colossi commerciali come la Cina. Le giudica corrette?  Si tratta, in entrambi casi, del contrario esatto della realtà. L'euro è un'autentica maledizione per le esportazioni, che dipendono dai prezzi e dal tasso di cambio. I paesi europei sopravvalutati a causa della moneta unica hanno perso una quota importante del loro mercato globale a disacapito della Cina. Con Pechino che tiene lo yaun sottovalutato e con una moneta enormemente sopravvalutata, molte aree dove l'industria italiana eccelle sono inevitabilmente in crisi. Una crisi che dipende dal tasso di cambio. Per quel che riguarda l'inflazione, qualora l'Italia dovesse procedere ad un collasso disordinato e caotico dell'euro, il paese potrebbe perdere nella prima fase il controllo dei prezzi. Ma oggi quest'ultimi sono già fuori controllo. Nei paesi dell'Europa meridionale è in corso una grave crisi di deflazione che rischia di riproporre il "decennio perso" del Giappone con contorni inquietanti per quel riguarda l'andamento debito/Pil. In Italia è passato dal 120% al 133% in due anni: si tratta di una trappola che sta portando il paese al collasso. Il problema da combattere oggi è la deflazione e non l'inflazione.  L'esperienza attuale dell'Italia e degli altri paesi della zona euro è molto nota in Gran Bretagna. Nel nostro paese ci sono stati due esempi similari di crisi di deflazione e svalutazione interna: agli inizi degli anni '30 con il sistema del Gold Standard e nella crisi dello SME del 1991-1992. In entrambi i casi, il Regno Unito ha determinato la rottura del sistema e restaurato il controllo totale della propria valuta nel momento in cui gli interessi del paese erano messi a rischio. I critici al tempo utilizzavano la stessa argomentazione dell'inflazione, ma nel 1931 all'uscita del Gold Standard, in una situazione di deflazione interna, non vi è stato alcun aumento incontrollato dei prezzi, con lo stimolo monetario e la svalutazione che sono stati la premessa per la ripresa dalla Grande Depressione. La stessa identica esperienza l'abbiamo vissuta nel 1992 con la crisi dello Sme. Spesso si tende ad avere un approccio superficiale alle questioni economiche e questo non aiuta il dibattito politico. Se dovesse lasciare l'euro, l'Italia dovrebbe optare per un grande stimolo monetario da parte della Banca d'Italia, una svalutazione ed una politica fiscale sotto controllo. Questa combinazione garantirebbe al paese una transizione tranquilla e nessuna crisi fuori controllo.    - Molto spesso coloro che reputano insostenibile il ritorno alle monete nazionali paventano anche l'insostenibilità di poter sopportare le inevitabili ritorsioni economiche della Germania. Si tratta di una minaccia credibile?  Non c'è nulla di più falso. E' negli interessi della Germania gestire l'eventuale uscita di un paese membro nel modo più lineare, regolare e tranquillo possibile. Nel caso di un deprezzamento fuori controllo della Lira, ad esempio, il più grande sconfitto sarebbe Berlino: le banche ed assicurazioni tedesche che hanno enormi investimenti in Italia sarebbero a rischio fallimento; ed inoltre, le industrie tedesche non potrebbero più competere con quelle italiane sui mercati globali. Sarebbe interesse primordiale della Bundesbank acquisire sui mercati valutari internazionali le lire, i franchi, pesos o dracme per impedirne un crollo. Si tratta di un punto molto importante da comprendere: nel caso in cui uno dei paesi meridionali dovesse decidere di lasciare il sistema in modo isolato, è nell'interesse dei paesi economici del nord Europa, in primis la Germania, impedire che la sua valuta sia fuori controllo e garantire una transizione lineare. Tutte le storie di terrore su eventuali disastri che leggiamo non hanno alcuna base economica. - In diversi suoi articoli recenti, Lei dichiara come la spinta al cambiamento arriverà dalla Francia. Quale sarà l'elemento che lo determinerà in concreto? Con la disoccupazione che cresce a livelli non più controllabili, Hollande, che ha posto come suo obiettivo primario della sua presidenza quello dell'occupazione, ha perso ogni credibilità e sta arrivando al limite di sopportazione con l'Europa.  Quello che sta accadendo oggi alla Francia è l'esatta riproposizione delle dinamiche economiche che il paese ha vissuto dal 1934 al 1936, quando con il Gold Standard il paese si trovava in una situazione di deflazione, disoccupazione di massa e non aveva gli strumenti per ripartire. I dati sono arrivati ad un livello insostenibile nella presidenza Laval nel 1935 ed ha determinato un cambiamento politico rivoluzionari nel 1936: la vittoria del Fronte Popolare. La Francia di oggi è in una situazione simile al 1935, con i dati economici che continuano a peggiorare di mese in mese, ed una svolta come quella del 1936 si avvicina. Basta vedere la tensione dei protestanti in Bretagna o i risultati crescenti del Fronte Nazionale per comprenderlo.   - Sarà Le Pen ad imprimere questo cambiamento? L'ascesa del Fronte Nazionale è incredibile, ma non penso che prenderà mai il potere. Quello che accadrà sarà però altrettanto rivoluzionario, in quanto costringerà gli alri partiti, soprattutto i gaullisti, a modificare la loro politica. Il programma di Le Pen è chiaro: uscita immediata dall'euro - con il Tesoro francese che proporrà un accordo con i creditori tedeschi, se questi non l'acceteranno la Francia tornerà lo stesso al franco e le perdite principali saranno per la Germania – e poi referendum sull'Ue sul modello inglese. Sono argomenti che incontrano la simpatia di un numero crescente di persone in modo trasversale e gli altri partiti non possono più ignorarli. Il Fronte Nazionale sta forzando gli altri partiti a cambiare la loro agenda e realizzare che non possono semplicemente avere la stessa opinione di Berlino e Bruxelles. - In molti paesi stiamo assistendo alla fusione dei partiti conservatori e socialisti a difesa dell'austerità di Bruxelles e contro le intenzioni di voto degli elettori. Il voto dei Parlamenti nazionali sulle leggi di stabilità ormai non conta più ed i governi aspettano solo l'approvazione della Commissione. Infine, i paesi si stanno indebitando per finanziare organizzazioni inter-governative come il Mes, che prenderà decisioni fondamentali per la vita delle popolazioni nei prossimi anni e non ha all'interno meccamismi di trasparenza e di controllo democratico. Ma cosa sta diventando l'Unione Europea?   La difficoltà oggi è quella di comprendere il perché la creazione dei vari strumenti di coesione federale decisi dall'Ue abbiano creato un sistema così disfunzionale. Il problema fondamentale è la mancanza del controllo delle imposte e della spesa da parte di un Parlamento eletto democraticamente. Non è un caso che la guerra civile inglese sia iniziata nel 1640 quando il re ha cercato di togliere questi poteri al Parlamento o che la rivoluzione americana sia scoppiata quando questo potere è stato tolto da Londra a stati come Virginia o il Massachusetts, che lo esercitavano da tempo. Sono esempi anglosassoni, ma ce ne sono tanti altri di come le fondamenta della democrazia risiedono nel controllo del budget e delle imposte da parte di organi eletti dal popolo. Quello che sta accadendo all'Ue è, al contrario, il tentativo di darne la gestione a strumenti e strutture sovranazionali, che non hanno alcun fondamento con nessun Parlamento. E' estremamente pericoloso e chiaramente anti-democratico.  L'argomento che viene usato spesso in sua difesa è che si tratta di un primo passo antidemocratico si, ma che serve per completare la federazione sul modello statunitense. Il sistema americano sarebbe il modello logico da imitare, ma non è realizzabile: non c'è il consenso politico nei cittadini europei e per gli Usa vi erano sistemi, istituzioni e tradizioni completamente differenti. François Heisbourg  nel suo utlimo libro centra alla perfezione questo punto: non si può creare un'Unione politica con l'obiettivo di salvare l'euro. E' ridicolo. La federazione deve essere subordinata ad i grandi ideali che plasmano una società e non per salvare una moneta. I paesi devono tornare alla realtà sociale al più presto e non devono pensare a strumenti di ingegneria finanziaria per far funzionare qualcosa che non può funzionare. - Il referendum voluto da Cameron per la rinegoziazione della partecipazione del Regno Unito all'Ue trova il favore di un numero crescente di paesi, soprattutto nel nord Europa. Cosa si attende dal voto inglese?   La prima reazione in Europa quando Cameron ha lanciato il referendum è stata quella di definire gli inglesi "stupidi suicidi". L'argomento era quello che Londra avrebbe perso mercato e si sarebbe rassegnata al declino economico. Si tratta di argomentazioni ridicole. Le persone che hanno ancora ben compreso come funziona l'Unione Europea, come quelle con cui mi sono confrontato alla Conferenza Ambrosetti a Como in settembre, sanno che l'uscita del Regno Unito sarebbe si un disastro, ma non per Londra, per l'Ue. Il progetto europeo si basa su tre gambe, una delle quali è la Gran Bretagna, l'Olanda ed i paesi scandinavi. E senza una di queste, l'Ue è finita, perché la chimica interna cambierebbe e sarebbe particolarmente difficile soprattutto per la Francia mantenere i sottili equilibri con la Germania. La decisione inglese è un enorme avviso a Bruxelles: l'integrazione è andata troppo oltre il volere popolare e le popolazioni vogliono indietro alcuni poteri. La Costituzione europea è stata rigettata da un referendum in Francia ed Olanda. I trattati recenti non sono stati posti al giudizio del popolo, tranne che in Irlanda, ma costringendola a votare fino all'accettazione. Questa fase in cui si procede senza consultare i cittadini è finita. Questo tipo di arroganza è finito.  - Nel maggio del prossimo anno ci saranno le elezioni per il Parlamento europeo, un test fondamentale per i partiti e movimenti scettici verso Bruxelles. L'Ue non sarà più la stessa   Da studioso dell'economia mi trovo in difficoltà a rispondere. Posso dire che oggi il pericolo maggiore per i paesi dell'Europa meridionale si chiama crisi deflattiva, che potrebbe presto trasformarsi in una depressione economica in grado di rendere fuori controllo la traiettoria debito/Pil. E' un potenziale disastro. In questo contesto, la politica si deve porre l'obiettivo del ritorno di una serie di poteri sovrani delegati a Bruxelles e le elezioni europee del prossimo maggio saranno un evento potenzialmente epocale: i partiti scettici dell'attuale architettura istituzionale potrebbero essere i primi in diversi paesi – l'Ukip in Gran Bretagna, il Fronte Nazionale in Francia, il Movimento cinque Stelle in Italia, Syriza in Grecia ed in altri paesi – e sarà la possibilità per le persone di esprimere la loro irritazione e frustrazione contro le scelte da Bruxelles. Un blocco politico importante potrà distruggere questo "mito artificiale" che si è costruito: l'Ue non sarà più la stessa e sarà costretta ad essere meno ambiziosa e comprendere che molte delle sue prerogative devono tornare agli stati nazionali. I governi di Italia, Spagna, Francia devono riprendere il pieno controllo delle vite dei loro cittadini e non pensare all'allargamento all'Ucraina o alla Turchia. Si tratta dell'ultima battaglia. DI ALESSANDRO BIANCHI lantidiplomatico.it

martedì 17 settembre 2013

" L'ORGOGLIO ITALIANO " - IL PAESE DEI CAMPIONI NELL'EMERGENZA

Il paese dei campioni e degli eroi, il paese dei maestri e delle grandi imprese, dei grandi statisti e dei grandi economisti.
La avvenuta "rotazione" del Costa Concordia sarebbe un "orgoglio italiano".
Ascoltando le dichiarazioni odierne di Enrico Letta in merito al "raddrizzamento" del Costa Concordia dal premier definite nientemeno che una dimostrazione dell'eccellenza e competenza italiche verrebbe da dimenticare che si tratta di un evento reso necessario, indispensabile, per ovviare alla criminale incompetenza e stupidità tutta istituzionale dimostrata dal comandante Schettino, l'uomo del "..torni a bordo, cazzo!...".
Verrebbe da inorgoglirsi quasi, di fronte alla "titanica impresa" (così la definisce, generoso, qualche cronista anglosassone) che tutti quanti noi (se mettiamo per un momento da parte le vittime vere) ci troviamo a finanziare, mica crederete che qualcuno oltre ai contribuenti pagherà mai un euro , vero? Un pò come la storia dei ricorrenti sequestri di milioni di euro qua e la, di volta in volta a malavitosi o a imprenditori (vedasi la storia infinita dei Riva dell'ILVA di Taranto) furbacchioni se non delinquenti. Quei milioni sono di semplice inchiostro da stampa, ma stampa di articoli di quotidiani, non di banconote...
L'Italia è da molti anni ormai il paradiso degli eroi delle emergenze, dimenticando che nelle emergenze l'eroismo è generalmente a buon mercato - non è un paradosso disfattista - l'eroismo vero è quello, quotidiano, del far le cose per bene, del barcamenarsi tra le leggi create e modificate ed interpretate solo per favorire furbi e delinquenti, e per distruggere il senso comune. Il buonsenso avrebbe imposto almeno una minima moderazione ma il premier Letta ha bisogno di esibire una competenza a 360° che non è purtroppo di questi luoghi. Nè di questi burocrati.
E' purtroppo - questa vicenda - l'ennesima dimostrazione delle due Italie in campo: quella che disfà e quella che rimette in piedi.
Tecnici competenti hanno svolto il proprio lavoro, non servono trionfalismi, non si dimostra niente, non è questione di "eccellenza" semplicemente è stato svolto un compito in modo corretto, è altra cosa dalla stupidità, dalle manovre di avvicinamento alla costa, della contaminazione di Venezia da parte delle navi da crociera, dalla tolleranza tacita alla trasformazione del concetto di crociera in voyeurismo da poltrona, con viaggiatori che quasi nemmeno scendono più a terra ed "ammirano" le varie tappe del viaggio dalle poltroncine sui ponti della nave.
Stessa distanza dalla realtà l'avevo letta ieri l'altro su La7  nel corso della trasmissione serale della Gruber, nell'intervento esterno di Massimo D'Alema, mister simpatia, uomo la cui tracotanza è superiore solo alla sua falsità. Il cosidetto Lìder Maximo rivendicava nientemeno che i meriti in materia di debito pubblico dei vari governi di centrosinistra, dimenticando forse la stupenda esperienza dell'89 allorché (premier Andreotti) il "comitato Spaventa" potenziato dell'apporto di un genio della finanza come il prof. Mario Monti riuscì a far impennare debito pubblico quasi del 44,53% e spesa pubblica  del 45,90%. Il D'Alema rivendicava anche la "grande" prova dell'esperienza balcanica, una delle prime occasioni davvero vistose per mettere in pratica i principi delle "guerre umanitarie", qualcosa di non molto diverso da quello che - ai tempi di quella guerra del Viet-Nam che in gioventù aveva contestato - veniva definito "distruggere un villaggio per salvarlo", citando le parole di un altro - ai tempi giovanili - contestatore: quel John Kerry che, reduce e testimone per davvero della guerra (che D'Alema mai ha provato) davanti ad una commissione del senato americano, forse mai avrebbe immaginato in futuro di trovarsi proprio lui a soffiare sulle braci di altre "missioni" militari ed interventi armati per "salvare" civili oppressi, in paesi diversi dal suo...
Rileggetevi la lettera di quel ragazzo, quell'alpino morto in Afghanistan nel 2010, Matteo Miotto, leggete le parole ed i giudizi che quel ragazzo dava di quel popolo, giudizi non solo di carattere militare ma morale, di ambito etico.
Quanti falsi eroi, quante emergenze, quanti teatranti, che si nascondono in mezzo ad uomini veri, con sentimenti e dignità.

domenica 16 giugno 2013

IL DISSENSO E LA DEMENZA STRUMENTALE



Sono settimane drammatiche, si ha la consapevolezza della slavina che sta procedendo, inesorabile, insensibile al parlar vuoto dei politici "tradizionali" fasulli fannulloni, ministri  (ministro= colui che amministra) che non saprebbero mandare avanti nemmeno un condominio di 6 appartamenti in periferia (neanche rubando sui ponteggi e sugli intonaci). All'estero succede di tutto, in Turchia (e chi se ne frega, anche geograficamente non siamo tanto certi di dove sia, ci dicono che il modello europeo è l'obiettivo di quel popolo, peccato che la loro cultura, di stampo  mitteleuropeo sia da oltre cent'anni in dialogo con quella europea, di cui hanno ben maturate e smitizzate le "magìe") la gente in moti di piazza rifiuta l'interventismo di Erdogan contro la nazione vicina - la Siria - che più di tutte è aggredita dal neocolonialismo. Gas nervini usati dai mercenari qaedisti anti-Assad che, pur denunciati da un magistrato della Corte dell'Aja e dagli stessi turchi, vengono paradossalmente usati a pretesto alla rovescia - dal Nobel con gli orecchi a sventola, degno epigono del suo  psicopatico predecessore Bush, il profeta in epoca (non) sospetta della "Nuova Pearl Harbour" - per ragliare della necessità di attaccare l'ennesimo stato sovrano, la Siria, già "stato canaglia" come, prima e insieme a Libia, Iraq, Iran, ecc.ecc.
In Italia le quinte colonne della demenza e dello satus quo (vero rischio di ogni movimento dalla base, di ogni tentativo rivoluzionario di democrazia diretta) si ingegnano nella disinformazione.

Riporto per intero la riflessione di Sergio Di Cori Modigliani sul tema dei soggetti che voltan gabbana.

SERGIO DI CORI MODIGLIANI – Libero pensiero -
Non avevo la minima idea di chi fosse la senatrice Adele Gambaro. Seguito a non averla.
Ma esistono soltanto due ipotesi: o la senatrice è una povera scema, oppure è una povera intelligente.
Se il suo obiettivo consisteva nel creare scompiglio, attenzione mediatiche, trovarsi nelle condizioni di essere espulsa per poi passare al gruppo misto, e non essere più costretta a rispettare la logica interna del movimento, allora ha fatto davvero una mossa intelligente. Si fa così. Ed è bene che tutti gli eletti del M5s imparino da lei, così prima lo fanno meglio è, e si fa la conta.
Se invece il suo obiettivo non consisteva nel finire al gruppo misto, ma era sua intenzione acquisire una certa visibilità come soggetto politico autonomo, ha dimostrato di non aver nè capito, nè compreso, nè incorporato il Senso di appartenenza al M5s e soprattutto “che cosa vuol dire svolgere attività politica in Italia”.
Sostenere che “Grillo è un problema” significa sottoscrivere il principale punto (il primo del loro programma esecutivo) dell’attuale governo in carica. In pratica, vuol dire aver votato la fiducia a Letta-Alfano. E’ infatti ciò che loro sostengono, dato che per il PD e per il PDL la sola esistenza di M5s e di Beppe Grillo è davvero un problema che non sono in grado nè di gestire, nè tantomeno comprendere.
E’ da settimane che investono una inenarrabile quantità di energia per riuscire a far credere alla nazione che “Grillo è il problema”. Ci ha provato prima Bersani ed è finito maluccio, poverino: costretto alle dimissioni, con la segreteria saltata. L’aveva adontato anche la Bindi. Pure lei, fuori da ogni carica, sparita dalle notizie.
Negli ultimi venti giorni, avvicinandosi importanti scadenze economiche, istituzionali, parlamentari, e trovandosi il governo in chiara difficoltà di fronte al peggioramento quotidiano della situazione economica, psicologica e sociale della nazione, l’oligarchia dinastica al potere, appoggiata dalle truppe mediatiche, sta facendo di tutto per far passare l’idea che “Grillo è il problema”.
Anche a settembre del 2011 “lo spread era il problema”. Risolto lo spread, il problema è rimasto; in compenso l’Italia ha aumentato il disavanzo pubblico e da un previsto (parole di Monti) +0,4% si è invece assestato a un solido -3% del pil.
Anche a febbraio del 2012 era “l’articolo 18 è il problema”. Cambiato il 18, il problema è rimasto; in compenso sono state licenziate 1 milione di persone, la disoccupazione ha toccato la punta record del 12% ed è crollato il mercato del lavoro e dei consumi interni.
Anche a gennaio del 2013, Bersani e Letta sostenevano che “Berlusconi è il problema”. Finite le elezioni, ci hanno fatto il governo insieme. Anche un mese fa, Enrico Letta ha detto che “è l’Europa il problema: vado a Bruxelles”. Ci è andato, è tornato, l’Europa è rimasta dove sta, il problema Italia non è stato neppure affrontato: gli hanno sbattuto la porta in faccia.
Anche venti giorni fa, l’attuale ministro dello sviluppo economico ha sostenuto “il problema sono i crediti alle imprese”; in compenso, va in giro da un convegno all’altro a fare conferenze e alle imprese non è stato dato neppure un euro nè è prevista nessuna forma di pagamento immediato.
Potrei continuare a lungo l’elenco.
Il problema è che la nazione ha davvero gravi problemi strutturali e il suo affondamento è sotto gli occhi di tutti.
E il problema sarebbe Grillo?
La Indesit chiude lo stabilimento di Fabriano, e 2.800 lavoratori perdono il posto e il problema è Grillo?
Le aziende italiane chiudono per fallimento ogni giorno, e il problema è Grillo?
L’Italia è il 68esimo posto al mondo come libertà di stampa e il problema è Grillo?
Ogni giorno la cronaca segnala episodi raccapriccianti di suicidio si gente disperata e il problema è Grillo ?
Ecc.,ecc.
Niente di nuovo sotto il sole.
Ho visto il suo video intervista a skytg24. Ha un’aria povera, nel senso di idee.
La critica non c’entra nulla.
In politica ciò che conta è il risultato che si ottiene con il proprio comportamento, dichiarazione, azione.
Sostenendo che “Grillo è il problema” si aiuta a sopravvivere qualche giorno in più il governo che dopo appena un mese già sbanda e traballa paurosamente perchè non è in grado di far fronte all’emergenza del paese. Tutto qui.
Le critiche costruttive, e quindi intrise di Senso politico, caso mai sono quelle che fa Andrea Scanzi, sempre intelligente -e senza mai risparmiare strali- ma con argomentazioni solide il cui fine consiste nello spingere gli aderenti al M5s a rimboccarsi le maniche e alzare la soglia dell’attenzione e della formazione, perchè è sempre costruttivo. Come fa anche Marco Travaglio.
E’ un segno dei tempi ed è già triste doverne parlare, fa perdere tempo a tutti.
Come già segnalato, è fin troppo chiaro che esiste una necessità di nuova classe dirigente, e non è facile colmare questa lacuna in tempi brevissimi. Bisognava mettere in bilancio l’idea che ci sarebbero state persone assolutamente prive di ogni strumento che avrebbe provocato danni anche gravi. E’ fisiologico. Tutto qui.
Non mi sembra neppure una notizia.
Ed è bene non cadere nella trappola mediatica che la senatrice ha contribuito a costruire: parlarne o non parlarne.
Se uno ne parla si svia l’attenzione, se uno si rifiuta di parlarne è accusato di non contemplare il diritto alla critica.
Non è questo il caso.
Una senatrice del M5s che sostiene “Grillo è il problema” non può rappresentare in alcun modo nè le esigenze nè il programma nè le idee del movimento, che ha una visione lunga e ha bisogno di lungimiranza.
Prima se ne vanno, persone come lei, meglio è per tutti.
Lo ripeto fino alla sfinimento: siamo soltanto all’inizio di una lunga battaglia appena iniziata,.
L’obiettivo non è un posto in parlamento o far varare una legge che nessuno applicherà mai, bensì dare un solido contributo a cambiare il paese e fermare l’inarrestabile declino.
Lo si fa con coerenza, fedeltà, serietà, disciplina e rispetto dei patti sanciti.
Soprattutto con ricchezza interiore.
Per questo la considero una povera.
O è una povera scema o è una povera intelligente.
Non la conosco e non ne ho idea.
Comunque sia, sempre povera è.
A noi serve ricchezza.
Sergio Di Cori Modigliani
Fonte: http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it

mercoledì 1 maggio 2013

DOVE CI STANNO PORTANDO?


Stiamo perdendo di vista il quadro d'insieme.
Preoccupati delle nostre – peraltro fondamentali - quotidianità, occupati a barcamenarci nel lavoro con norme spesso demenziali (create unicamente, par di capire, per giustificare la esistenza di professionalità astratte e probabilmente inutili, un po' come scavar buche per riempirle di nuovo), ad inventare occasioni di ricchezza per clienti che nemmeno si meriterebbero un decimo dell'ingegno che dedichiamo loro, imprenditori fasulli e marrani. Fuggiaschi e profittatori. E' di poche ore fa e non ne avrete notizia dell'immagine della giacchetta griffata Benetton rinvenuta nello scempio dell'opificio crollato in Bangladesh.
Magari qualcuno l'ha messa lì per danneggiare l'immagine dei filantropi italiani, già soci della fallimentare cordata Alitalia e principali beneficati dell'affare Autostrade, un monopolio che si autoalimenta evitando agevolmente anche le “lentezze” delle gare d'appalto per i lavori. Sono alcuni degli episodi delle aziende “virtuose” che hanno delocalizzato “a vantaggio” dei paesi in “via di sviluppo” le produzioni (era la neo-ministra Bonino la cassiera CEE negli anni '90, periodo della lungimiranza comunitaria) profittando dei contributi pagati da noi. Nelle fabbriche della vergogna, quelle degli schiavi del XXI secolo, si produce a costo prossimo allo zero quello che è stato sottratto alle nostre maestranze. A chi giova? Ai paesi in via di sviluppo

L'elenco delle “disgrazie” - se così possono essere definite, piuttosto che non le dirette conseguenze della rapacità dei tanti imprenditori-vampiro che hanno investito all'estero – è assai lunga in questi paesi maledetti. I figli d'arte della supposta "imprenditoria italiana" sono stati tra i primi – da bravi avvoltoi – a rinunciare ad investire nel lavoro indirizzandosi a speculare sulla miseria altrui, distruggendo al contempo le speranze della base della società Distruggendo le basi della nostra società, all'inseguimento di un modello di sviluppo demenziale.
Questo un sommario elenco:
nell'Aprile 2005, una fabbrica di indumenti a Savar è crollata, uccidendo 75 lavoratori. Nel Febbraio 2006, un'altra fabbrica crollava a Dhaka, uccidendone 18. Nel Giugno 2010, un altro edificio è crollato a Dhaka, uccidendone 25. Il 24 Novembre 2012 nell'incendio della fabbrica di indumenti Tazreen persero la vita almeno 112 lavoratori. Queste sono le "fabbriche" della globalizzazione del ventunesimo secolo, quelle che sono state aiutate anche dalla sig.ra Bonino - rifugi costruiti sommariamente per un processo di produzione assemblato attraverso giornate lavorative ben più lunghe di 8 0re, macchinari di terza mano, e lavoratori le cui stesse vite sono sottomesse agli imperativi della produzione just-in-time.



Siamo storditi dalle menzogne di un sistema politico oramai morto, zombies che si autoreferenziano, disinformazione quotidiana, quotidiani test sull'intelligenza, sull'acume, sulla capacità logica - residua - delle persone. Per fortuna c'è un responsabile per tutto, il colpevole, il diverso, l'alieno, il populista, Grillo, l'antieuropeo.  Letta che farnetica di un'europa imperfetta perché solo monetaria prima che politica. Grazie! bella scoperta! lo diciamo dal 1998, da prima della moneta unica, bei genii ci amministrano. Nemmeno un condominio saprebbero gestire. In Libia, al momento della Guerra all'unico Statista Africano degno di questo nome, non allineato servilmente al modello del saccheggio finanziario, la prima cosa che fecero - gli ispiratori e gli armatori della "sommossa" - fu quella di creare già 3 giorni dopo l'inizio "ufficiale" dei bombardamenti una nuova Banca a Bengasi, sostitutiva di quella Centrale Libica.  Rivoluzione bancaria prima di tutto!

Negli Stati Uniti impazza (è il caso di dirlo) la fobìa anti musulmana. Anti-tutto casomai.
Ma che ci raccontano? Ma chi è il soggetto mediamente intelligente che per controllare una città durante una gara podistica penserebbe di organizzare contemporaneamente una esercitazione-bomba (quello che è successo a Boston)?!  
They were holding two separate drills on Monday i.e. Training Exercises. It was in all the papers dumbass. Scrive un blogger americano.

Ma ancora chi è il "buon padre di famiglia" (concetto tranquillizzante e dismesso, di recente rispolverato - in merito alla res publica italiana dall'Enrico Letta modello casalingo, non quello modello Trilaterale ecc. ecc.) che affiderebbe la sicurezza di una manifestazione sportiva ad un gruppo di "mercenari" che ha un logo come questo sulle giacchette?


C'è scritto: Despite what momma told you, violence does solve problems ovvero Nonostante quello che mamma ti ha raccontato, i problemi si risolvono con la violenza. Che ci pare assai educativo oltreché pertinente ad una manifestazione giocosa come una gara podistica.

Ma ci rendiamo conto di chi è questa gente?! Mercenari, assassini, cecchini (il fondatore di Craft International era un ex cecchino dell'esercito Americano, Corpi Speciali), cecchini come quel signore di cui nel corso della recente Guerra di Libia gli irresponsabili de L'Espresso pubblicarono un libro di farneticanti e bellicose memorie, in cui la figura più tradizionalmente meschina e pusillanime e vile – il cecchino, appunto – veniva esaltato come un nobile cavaliere senza macchia né paura.

Verrebbe da dire Quis custodiet custodes?, davvero. In che mani siamo!!!!

Boston, una menzogna continua, la dimostrazione della credulità di un popolo cui è sufficiente, come al toro nell'arena ma con molta meno nobiltà del toro, sventolare davanti agli occhi un cencio multicolore per oscurare la mente.
Si perché quella bandiera che aveva rappresentato anche libertà e progresso è stata fatta divenire davvero uno straccio multicolore, utile solo a nascondere le peggiori nefandezze.
Le foto degli zainetti dell'attentato sono abbastanza allucinanti.
Lo zaino esploso non è di certo uno di quelli fotografati in groppa ai due sfigati fratelli.

Gli altri soggetti sono i famigerati contractors (mercenari) della Craft.

Su un blog americano un lettore dice: "Please note that Chris Kyle was killed at a shooting range quite a bit of time prior to the bombings in Boston. He was a really good guy and superb shot. But that doesn't mean that the rest of the crew were as good. I am not accusing anyone, but why was Craft International in the Boston bombing area, before, during and after and no one wants to address this. They are not running, so why were they there?"  Che ci facevano, là, insomma?


Altre foto successive mostrano il cosidetto attentatore morto in conflitto a fuoco. Non disponiamo nè disporremo mai di elementi certi della cosa (non sappiamo ancora chi ha tirato giù il DC 9 italiano nei cieli di Ustica trent'anni fa, vorrete mica scoprire chi ha messo una "pentola esplosiva" in un vicolo di Boston?!?) si tratta unicamente di una esercitazione di logica...
Peccato che la prima immagine (l'abbiamo vista anche in TV) lo mostri a terra disarmato e ben vivo, sotto la minaccia delle armi degli agenti.

L'altra foto ce lo mostra nudo (quindi presumo disarmato) e già catturato. Lo scontro a fuoco c'è stato dopo, a freddo, evito di esibire la foto finale ch'è su un altro blog, del giornalista Fulvio Grimaldi, in quanto orrenda, orrenda anche perché da quanto precede è evidente che il “soggetto” è stato giustiziato a sangue freddo. Povera patria dell'uguaglianza e della democrazia! 

Povera America, fin da Lincoln ha sempre trovato uno psicopatico o un complottista pronto a sparare ai suoi uomini di spicco. Fortuna che ci sono personcine come Cheney e Rumsfeld (quelli della pistola fumante di Saddam) come Kissinger, come Brzezinski, tutti consulenti di varie multinazionali interessate al gasdotto afghano, sanguisughe e vampiri che se ne strafottono delle conseguenze per la gente, decine di bambini ogni giorno massacrati dai droni di Obama, 
fortuna che ci sono giornalisti come Biloslavo e Capuozzo o i tanti che magari di guerra ne hanno veduta poca ma ne hanno tanto sentito parlare.



Intanto i campi di papavero, che ai tempi del talebano Mullah Omar erano stati bruciati, sono sorvegliati dai militari americani. E qualcuno parla di lotta alla droga! Per chi avesse legittimi dubbi su questa foto, che può significare tutto ed il suo contrario suggerisco 2 minuti di filmato, con il contadino che incide i fiori sotto la sorveglianza dei soldati...


Ma cosa ci raccontano?  Svegli, guardiamoci intorno! C'è davvero un complotto, contro la nostra intelligenza!